Lettera aperta a chi può (Presidente della Repubblica, Europarlamentari, Parlamentari.....) Una proposta per utilizzare gli asset russi per la Pace e non per la guerra.
Costruire l'Europa è urgente, ma senza ulteriore riarmo. Ha ragione il Papa.
Mentre i pacifisti si scandalizzano, a ragione, per il debito che andrà a finanziare ulteriore guerra, Putin esulta per gli asset momentaneamente salvati. Non ci dice niente? Davvero la sinistra pseudopacifista ha a cuore la finanza prima della pace? Che destra e sinistra erano categorie obsolete per leggere il mondo ce lo spiegò benissimo Alexander Langer più di 40 anni fà. La nuova linea di demarcazione si fonda su "conversione ecologica" e "convivenza", quindi nonviolenza. L'Europa è a un bivio. Può finalmente diventare grande, con la costruzione di un diritto europeo non sottomesso alla finanza (condividendo debito e rischi) o può autodistruggersi. Se non riesce ad uscire dalla logica della guerra segna la sua fine. Utilizzare gli asset sì, ma per arrivare alla Pace, non per continuare la guerra. È evidente che Putin teme l'ipotesi del sequestro definitivo dei beni russi congelati più del proseguimento della guerra guerreggiata. Fino a ieri tutti erano a spiegare che questo non era possibile per conseguenze catastrofiche sul piano finanziario. Ora sembra un ostacolo sormontabile e può darsi che a breve sia superato. Quello che propongo (dal marzo scorso a dire il vero, cioè da quando ho scoperto l'esistenza di questo tesoro nelle casse europee) è che tali risorse NON vengano utilizzate per continuare ad armare l'Ucraina, ma per portare ad un tavolo di trattativa europeo per la pace la Russia. Più che tornare a sognare sarebbe bello iniziare a mettere "a terra" i sogni che abbiamo fatto dagli anni 60 in poi, direi ben riassunti dalla figura di Alexander Langer: diritti, conversione ecologica, convivenza, femminismo, pace, nonviolenza, Europa....
È urgente disaccoppiare l'equazione tossica: + Europa uguale +Armi. Utilizzare gli asset russi sì, ma non per continuare ad armare l'Ucraina (si rischia davvero una guerra nucleare in Europa), ma "semplicemente" per gettare un elemento di contraddizione nel campo russo. Se l'Europa inizia a disarmare il linguaggio, ma non la determinazione, si possono aprire davvero orizzonti nuovi. Che si chieda a Putin l'immediato cessate il fuoco e l'apertura di un tavolo EUROPEO per la pace, con la proposta di creazione di una zona "cuscinetto" autonoma nel Donbass garantita da una forza di pace ONU (con corpi militari non europei, e con solo corpi civili non armati europei). Che si inviti Mosca ad una progressiva riappacificazione auspicando la possibilità che un giorno non lontano la Russia possa entrare a far parte della comunità europea stessa per una pace duratura tra tutti i popoli europei. Si dichiari che in caso di rifiuto della proposta, in onore di Gandhi, da poco da Putin menzionato, gli asset russi verranno utilizzati per la costruzione di una strategia di Difesa Popolare Nonviolenta dell'Ucraina e dell'Europa. Lo so, molti non sanno nemmeno di cosa si parla (*), ma non è importante questo. E' importante che passi mediaticamente il messaggio che l'Europa non vuole più la guerra. E il pericolo del sequestro definitivo degli asset è di per sé sufficiente ad aprire enormi contraddizioni nel campo russo che potrebbero portare la Russia a prendere in considerazione la proposta.
Se viceversa, come sembra, si utilizzano questi fondi per continuare la guerra temo non si sia capito niente e si continui a procedere a capo basso verso il baratro.
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La Difesa Popolare Nonviolenta (DPN) è un modello di difesa della comunità e del territorio che non utilizza armi o violenza, ma si basa sulla resistenza civile e sulla non-collaborazione.
A differenza della difesa militare, che punta a distruggere il nemico, la DPN punta a rendere il paese "ingovernabile" per un eventuale aggressore o dittatore, agendo sulla sua fonte di potere: il consenso e la cooperazione della popolazione.
1. I Pilastri della DPN
Il concetto si fonda sull'idea che nessun governo o esercito occupante possa mantenere il controllo se la popolazione intera si rifiuta di obbedire. Si basa su tre pilastri principali:
Non-collaborazione: Scioperi, boicottaggi economici e politici, rifiuto di applicare leggi ingiuste.
Resistenza attiva: Dimostrazioni, occupazioni simboliche, creazione di istituzioni parallele (scuole, sistemi di comunicazione) per mantenere l'autonomia della società.
Persuasione e Fraternizzazione: Tentare di convincere i soldati dell'aggressore a disertare o a non eseguire gli ordini, mostrando la propria determinazione ma anche la propria umanità.
2. Le differenze principali
Per capire meglio la DPN, è utile confrontarla con i modelli tradizionali:
Caratteristica Difesa Militare. Mezzi: Armi, violenza, eserciti; Obiettivo: Sconfiggere/eliminare l'avversario; Protagonisti: Militari professionisti; Costo Elevato (armamenti, vite umane). Caratteristica Difesa Popolare Nonviolenta.
Mezzi: Azione civile, disobbedienza;
Obiettivo:Togliere il potere politico all'oppressore;
Protagonisti: L'intera popolazione civile;
Costo: Ridotto (ma richiede addestramento e coraggio)
3. Inquadramento Legale in Italia
In Italia, la DPN ha un riconoscimento giuridico fondamentale legato all'Articolo 52 della Costituzione ("La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino").
Diverse sentenze della Corte Costituzionale e leggi specifiche (come la Legge 230/1998 e la Legge 64/2001) hanno stabilito che la "difesa della Patria" non coincide necessariamente con la difesa armata. Il Servizio Civile Universale è considerato, a tutti gli effetti, una forma di difesa civile, non armata e nonviolenta della nazione.
4. Esempi Storici
Anche se poco studiati nei libri di storia militare, ci sono stati casi significativi di DPN: La lotta per l'indipendenza indiana (1942- 1947);
La resistenza danese (1940-1945): Durante l'occupazione nazista, la popolazione attuò scioperi generali e protesse i cittadini ebrei, rendendo l'occupazione estremamente difficile per i tedeschi;
La Primavera di Praga (1968): I cittadini cecoslovacchi resistettero all'invasione dei carri armati sovietici con la non-collaborazione, il dialogo con i soldati e la rimozione della segnaletica stradale per disorientare le truppe;
Le Rivoluzioni del 1989: La caduta dei regimi comunisti in Europa dell'Est è avvenuta in gran parte attraverso massicce mobilitazioni popolari nonviolente
Questi ultimi sono esempi di resistenza che per un certo periodo hanno funzionato, da studiare per costruire una strategia efficace. La minaccia dell'utilizzo degli asset a me sembra una possibilità di fare un salto proprio sul piano dell'efficacia, rispetto a boicottaggi o altre tecniche.
Cordiali saluti.
Pietro Del Zanna
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