DIALOGO DIFFICILE con Marianella Sclavi

Premesso che nell'ambito delle metodologie nonviolente e della gestione dei conflitti (ispirate agli studi di Gregory Bateson, Marshall Rosenberg, Johan Galtung e affinate in Italia da Marianella Sclavi stessa), il dialogo difficile si può definire come un processo di comunicazione strutturato tra parti che muovono da cornici di senso, valori, premesse o narrazioni apparentemente incompatibili, volto a trasformare lo scontro polare ("ho ragione io / hai torto tu") in uno spazio di esplorazione comune delle rispettive ragioni, senza annullare la divergenza e che quindi non è una semplice "conversazione amichevole", ma un vero e proprio esercizio metodologico", ringrazio Marianella per aver “elevato” a tale esercizio la nostra discussione. Provo a riportarla qui integralmente fin dalle origini. 

Maggio 2026 Marianella Sclavi risponde alla proposta pubblicata su questo blog: La proposta di utilizzare la minaccia del sequestro definitivo immediato dei 210 miliardi di euro russi da investire integralmente nella costruzione di una Strategia di Difesa Popolare Nonviolenta (DPN) in Ucraina e in Europa, è credibile unicamente se chi la sottoscrive è disposto a far parte in un modo o nell'altro di quei corpi civili di pace , Perché predicare a qualcun altro di esporsi disarmato ad un aggressore che chiama "nazisti" tutti coloro che non sono d'accordo e ritiene giustificato far fuori e violentare chi non si sottomette al proprio regime , non è una strategia. E' una politica dello struzzo. Questa proposta mi sembra attuabile unicamente in contemporanea ad una sconfitta degli aggressori grazie ad una difesa armata. L'unica che non il popolo russo, ma gli oligarchi al potere, capiscono. Mentre Trump sarà sconfitto alle elezioni midterm, in Russia non ci sono. La difesa armata deve andare di pari passo con una apertura che riconosce gli errori compiuti anche dall'occidente nei riguardi della Russia specialmente nel momento del crollo dell'URSS . Ma adesso quei fondi vanno utilizzati anche per la ricostruzione di tutti gli edifici pubblici e privati che Putin continua a bombardare. Per Crimea e Donbass a me pare fondamentale la proposta di una commissione per la Verità e Riconciliazione accanto all'operato dei CCPE. 

La mia risposta, Pietro: Finalmente ho ricevuto una risposta articolata e ragionata! Grazie. La proposta è un po' diversa e più articolata dell'utilizzo del sequestro definitivo dei 210 miliardi russi da investire integralmente in una strategia DPN. Questa è l'ultima opzione che avverrebbe alla fine di altre azioni fondamentali e in qualche modo rivoluzionarie. La prima: è una proposta unitaria EUROPEA di costituzione di un tavolo di pace completamente sganciata dalla NATO e dagli Stati Uniti (che in questo quadro internazionale diventa un elemento di chiarezza da non sottovalutare). La seconda: è la richiesta di un coinvolgimento di forze armate ONU non europee. Queste due condizioni toglierebbero ogni pretesto a Putin per non sedersi al tavolo. La minaccia del sequestro immediato degli asset russi (non per uso militare) è di per sé un'azione nonviolenta, che non incrementa la spirale suicida del riarmo. Se, e solo se, Putin e la Russia non accettassero queste condizioni (ma perché non le dovrebbero accettare se le conseguenze immediate sarebbero: la fine di una guerra in cui si sono impantanati; la fine della "minaccia NATO", ufficialmente causa della guerra; la graduale fine delle sanzioni?) si procederebbe al sequestro immediato e alla costruzione di una strategia DPN europea (non capisco il tuo passaggio che "la proposta è credibile unicamente se chi la sottoscrive è disposto a far parte in un modo o nell'altro di quei corpi civili di pace", qualcuno chiede il permesso ai giovani che vengono inviati in trincea?). Sarebbe un cambio di strategia radicale, sicuramente con alcune incognite ed elementi da studiare e da approfondire, ma che non ha l'esito nefasto, già oggi tangibile, del precipitare nella logica del riarmo e della guerra permanente. Sarebbe un modo concreto di dare senso alle parole del Papa. Sarebbe un modo di proporre la pace senza l'ipocrisia di invocare la resa dell'Ucraina. Un abbraccio. 

Marianella: Quando nel 2022 siamo andati a Leopoli come avanguardia del futuro Movimento Europeo di Azione nonviolenta c'erano ancora le tracce per le strade dei 60 km di carri armati (e specialmente nelle case divelte lungo la strada ) che avrebbero dovuto in tre giorni " (stile Trump !!, diremmo oggi ) conquistare Kyiv e fatto scappare il "nazista"/clown Zelensky. Uno dei nostri primi interlocutori era il convento greco-ortodosso della città. Il più grande del Paese. Siamo andati per ascoltare, per raccogliere e capire le loro esperienze, ma ovviamente alcune domande hanno riguardato le esperienze di resistenza nonviolenta alla aggressione/invasione. Risposte (del gruppo di sacerdoti e medici) "le esperienze ci sono state e numerose, ma bloccate da una reazione che considera chiunque non sia felice dell'arrivo dei "salvatori",  nazista o filo nazista e o ucciso o imprigionato" Quindi ci hanno detto: "noi siamo certamente per la nonviolenza e siamo con voi se venite in alcune migliaia a darci una mano". Conclusione: la nonviolenza non è qualcosa che si predica ad altri, ma qualcosa che si pratica personalmente, mettendo in gioco il proprio corpo. Il nostro obiettivo principale come MEAN ancora oggi è di portare migliaia di cittadini europei a fare una catena umana di km contro l'aggressione per la tregua e inizio negoziati. Sulla iniziativa europea per lanciare i negoziati. Una delle conseguenze di questa guerra deve essere una svolta radicale della unità europea (federalismo pragmatico come dice Draghi) e una presenza europea anche a livello di deterrenza, cioè di capacità di far capire che nessuno può imporre il suo volere con la violenza. Per essere credibili come europei dobbiamo metter in moto i cambiamenti su entrambi questi piani, altrimenti Putin con Trump al seguito, non ci prendono sul serio. Questo è quello che assieme ai nostri interlocutori ucraini che ormai sono numerosi e importanti, stiamo chiedendo all'UE. Ad Odesa accanto ad iniziative con i giovani scout e i clown, gli artisti ed esponenti di tutte le religioni, ci tengo molto ad un incontro sulla "democrazia qualitativa" perché la lotta armata al fronte (tutti quelli che ho incontrato erano volontari) e alla eccellenza nella fabbricazione dei droni , gli ucraini nel corso della guerra hanno sviluppato una Agenzia anti-corruzione fra le più indipendenti dal potere politico in Europa e una rete per la democrazia locale e una mobilitazione solidale a livello locale, che vanno valorizzate e dalle quali dovremmo imparare. Ti invito a venire con noi ad Odesa a fine agosto non fosse altro per vedere la creatività e impegno per la democrazia della gioventù locale. 

Pietro: Verrei tanto volentieri, ma la mia scelta di vita nonviolenta mi ha legato all'azienda agricola di famiglia e al piccolo agriturismo che non mi permette proprio di partire ad agosto. Conosco bene quello che racconti. Vi seguo dall'inizio. Ma la mia proposta non è: difendetevi senza armi perché io sono pacifista. Riguarda l'atteggiamento dell'Europa, per l'appunto, perché condivido anche che la conseguenza, non solo di questa guerra, ma di queste crisi multiple, debba essere "una svolta radicale di unità europea". Ma non credo minimamente che l'orizzonte sia quello disegnato da Draghi e della costruzione di una fortezza europea armata a guardia del capitalismo finanziario, concausa, se non causa principale delle molteplici crisi che stiamo attraversando (climatica, sociale, pandemiche, guerre...). Occorre una conversione ecologica fondata sulla nonviolenza. Alexander Langer, Mao Valpiana e altri, l'indomani della caduta del muro di Berlino, si domandavano: "Il comunismo è morto, il capitalismo uccide. Quale modello di sviluppo?". Siamo drammaticamente inchiodati a questa domanda da 36 anni. Oggi, oltre all'urgenza di trovare una risposta, abbiamo una possibilità. Viviamo in un sistema estremamente interconnesso. Le strategie di non collaborazione, boicottaggio e di resistenza nonviolenta organizzate hanno un potenziale inesplorato immenso. L'intreccio dei capitali è anch'esso zona da esplorare per una strategia di lotta nonviolenta. Perché non lo si voglia fare, e soprattutto perché il pacifismo e l'area nonviolenta non lo prendano nemmeno in considerazione per me rimane un mistero.

Marianella Sclavi: Piacevole e utile questo scambio onesto e non banale. Rimaniamo in contatto. La recensione di Claudio Agnoli al mio ultimo libro che ho postato su Fb mi sembra importante quando sottolinea che: 1. La deriva individualista si controlla con l’emersione di una intelligenza collettiva. 2. L’urgenza fondamentale è non rimanere vittime dell’urgenza. 3. l’azione pubblica per promuovere davvero il bene pubblico deve poter essere più imprenditoriale di quella privata. 4. lo Stato moderno gerarchico, accentrato, autoritativo, lineare ecc. va radicalmente smontato le nuove strutture devono nascere da una costruzione in larga parte parallela. Cosa c'entra Draghi con tutto questo? Senza una governance uniforme europea, sia in politica interna (mercato unico, ricerca, welfare uniforme ecc.) che estera (ruolo di UE come faro dello stato di diritto e garante della gestione creativa dei conflitti), quei 4 punti non hanno modo di realizzarsi. Draghi al momento è l'unico che non solo afferma questo, ma ha anche l'autorevolezza di metterlo in opera. Ovvero: può offrire le condizioni per dissentire in modo pro-attivo. Cosa oggi esclusa dalla miopia e paralisi burocratica generale. 

Pietro: Mi auguro di cuore che "l'intelligenza collettiva" sappia far emergere, da questo caos totale, qualcosa di meglio di Draghi. Proprio per quel passaggio centrale: "se il comunismo è morto, il capitalismo uccide". Comprendo che sul piano di una visione europeista non abbiamo molte figure credibili a disposizione. Ma sulla questione del riarmo crolla tutto. Le parole nette del Papa devono trovare una declinazione politica. Anche per questo insisto con la proposta che stiamo commentando. Si aprirebbe un ruolo politico dell'Europa sganciato sia dalle lobby del riarmo sia dal Totem del capitalismo finanziario (vero ostacolo al sequestro degli asset russi). Anche per questo ho difficoltà a capire il completo disinteresse verso questa proposta da parte della sinistra. 

Marianella Sclavi: Non sostengo che Draghi è la soluzione (…) Draghi prima di tutto ha una visione che sarà tecnocratica ma almeno è sistemica, e quindi a mio giudizio la sua politica oppone meno resistenze a proposte ed esperienze di emersione della intelligenza collettiva che è intrinsecamente sistemica. Con gli attuali leader non si può proprio parlare perché vivono nel 19mo secolo e sono incapaci di passare dalle intenzioni ("il piano Mattei", per dire) a misurarsi sui risultati. Draghi sa che bisogna moltiplicare le opzioni "Whatever it takes", l'intelligenza collettiva si basa su trasformare le differenze in risorse, il che implica moltiplicazione delle opzioni. 



Poi chiedo più volte a Marianella di sottoscrivere il documento-proposta uscito ad inizio settembre: https://www.movimentononviolento.it/wp-content/uploads/2026/09/Proposta-pace-Ucraina-asset-russi-Documento-e-firmatari.pdf  Non ricevo risposte. Una volta che l’appello è uscito scrive sulla sua pagina Facebook.

5 Settembre Marianella Sclavi: Non FIRMO. Premessa: Monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia, ha scritto una lettera aperta alla segretaria del Partito Democratico, con la richiesta di un impegno concreto della politica contro il riarmo e a favore della diplomazia. Su tale lettera i «pacifisti» di casa nostra sono saltati, trasformandola in un appello da sottoscrivere. Anche a me è stato chiesto di firmare. Qui spiego perché NON FIRMO. Punto primo: l’appello è prima di tutto rivolto al popolo ucraino perché rinunci a difendersi con le armi e alla Ue perché acceleri un processo di blocco degli asset russi da utilizzare come arma di pressione per indurre la Russia al cessate il fuoco, cosa già in atto e finora inefficace. C’è un particolare che questo appello dimentica di considerare: la violenza contro il popolo ucraino viene esercitata dall’esercito russo contro chiunque protesta per l’invasione e chiunque si oppone alle violenze e brutalità alla popolazione civile. In altre parole, non basta rinunciare alla difesa armata, bisogna dimostrare di considerare gli aggressori dei salvatori, e accoglierli come tali; coloro che non sono felici dell’ invasione sono bollati per «nazisti» e come tali considerati meritori di violenza. Come MEAN nelle nostre venti missioni sul territorio ucraino dal febbraio 2022, abbiamo raccolto decine di testimonianze che dimostrano che localmente la decisione di ricorrere alla difesa armata è apparsa come un fatto di coscienza, come alternativa a trovarsi complici impotenti di queste violenze. La nonviolenza non è guardare da un’altra parte quando il tuo prossimo viene aggredito, torturato e violentato. I nostri interlocutori locali fin dal principio ci hanno detto: una difesa nonviolenta potrebbe funzionare unicamente se migliaia di cittadini europei venissero di persona ad organizzare una enorme catena umana, come una grande muraglia cinese, in questo caso europea, contro i barbari. Il Nunzio Apostolico ucraino Mons Visvaldas Kulbokas, col quale abbiamo stretto una profonda amicizia, anche recentemente a Odessa, ha ribadito questo invito: venite in 50 milioni disarmati e la guerra si ferma. Non firmo l’appello di Pax Christi prima di tutto perché non è nonviolenza quella che chiede agli altri di esercitarla rimanendo noi in poltrona a fare i grilli parlanti consiglieri dei governi e partiti. Non è nonviolenza il chiedere a una popolazione di chiudere gli occhi sulle violenze in atto attorno a sé, raccomandando di lasciar fare, chiudersi in casa o scappare. Nel merito del ragionamento ci sarebbero troppe cose da dire e da smentire. Piccolo elenco: l’utilizzo del congelamento degli asset russi come pressione per il cessate il fuoco, non è una novità, è già in atto e finora inefficace. Anche la minaccia di utilizzarli per la ricostruzione post bellica è già ufficiale. Manca anche nell’appello una data : entro quando? Se entro la fine dell’anno... allora, una cosa del genere. Sono invece presenti nell’appello due clausole: che tali asset non potranno mai essere utilizzati neppure parzialmente per la difesa armata ucraina e che l’Ucraina non avrà voce in capitolo sul loro utilizzo. Quest’ultimo punto è il vero scopo dell’appello, tutto il resto è propaganda «pacifista», che non ha niente a che vedere con l’azione sul campo, col senso di comunanza e responsabilità dei «costruttori di pace».  Mon Kulbokas anche a Odesa ha lanciato un appello alternativo: venite in cinquanta milioni e la guerra finirà. Ha ragione. Nel mondo attuale bisogna riprendere lo slogan di Saul Alinski : «loro hanno il potere, noi abbiamo il numero». Il numero diventa potere se la leadership diffusa, anti-oligarchica e anti-corruzione, riesce a trasmettere la fiducia nella possibilità di contribuire, ognuno di noi, alla costruzione di un mondo migliore. Ci vuole coraggio e presenza. La risposta di Elly Schein non entra nel merito di nessuno di questi nodi. La cosa purtroppo non mi sorprende, ma è ugualmente triste e deludente. Allego l’appello originale e spero che riusciremo a proporne uno complementare: che tutti i firmatari di tutti gli appelli per il cessate il fuoco, vengano con noi di MEAN in Ucraina all’inizio dell’inverno a fare con i nostri corpi «muro contro l’utilizzo delle guerre per risolvere le dispute fra stati» 

Pietro: Cara Marianella, ti ringrazio per la schiettezza e soprattutto per il lavoro straordinario e rischioso che con il MEAN portate avanti sul campo in Ucraina. La presenza fisica dei corpi disarmati sui luoghi del conflitto è una delle forme più alte di nonviolenza e interposizione, che rispetto profondamente. Proprio per questo rispetto, mi preme chiarire alcuni punti della nostra proposta che nella tua lettura risultano travisati. Mi colpisce il tono sbrigativo con cui liquidi la lettera di Mons. Ricchiuti, Presidente di Pax Christi, ad Elly Schlein (leggibile qui  ). Ridurla a una semplice "richiesta di un impegno concreto della politica contro il riarmo e a favore della diplomazia" ne banalizza il contenuto. Nel documento si legge testualmente: “Ritengo moralmente ammissibile, nell’aiuto a una popolazione aggredita, ciò che sia rigorosamente finalizzato a proteggere le vite: sistemi di allerta e intercettazione, rifugi, protezione delle infrastrutture civili, sminamento, soccorso sanitario e umanitario.” È poco aderente alla realtà anche il passaggio successivo: “Su tale lettera i «pacifisti» di casa nostra sono saltati, trasformandola in un appello da sottoscrivere.” Sai bene che la gestazione della proposta che stiamo commentando è stata lunga e articolata; l'appello si inserisce come proposta operativa nell'importante dibattito tra Pax Christi e il PD.   Entrando nel merito delle tue contestazioni:  L’appello non è rivolto al popolo ucraino perché "rinunci a difendersi", ma alle forze politiche italiane ed europee per elaborare una proposta EUROPEA che porti alla pace.  Nell’appello non è scritto da nessuna parte che il popolo ucraino debba rinunciare a difendersi, ti sarei grato se mi spiegassi dove hai dedotto una cosa del genere. È davvero sgradevole sentirsi accusati di cose né scritte, né pensate. L’appello non è un invito ad accelerare il processo di blocco degli asset russi (già bloccati) e ciò che proponiamo non è "già in atto e finora inefficace", perché la proposta così formulata non è mai stata fatta. L'appello è una proposta di pace elaborata in vari punti e, solo se rifiutata, propone il sequestro definitivo degli asset per costruire una strategia di difesa civile non armata ucraina ed europea. Non è la ripetizione di ciò che la UE sta già facendo: Oggi l'UE utilizza solo i profitti generati dagli asset russi per acquistare armamenti. La nostra proposta chiede di usare l'intero capitale dei 210 miliardi di euro come leva patrimoniale: se la Russia accetta il cessate il fuoco e il ritiro li recupera a tranche; se rifiuta, perde l'intero capitale, che viene vincolato alla ricostruzione, alla difesa non armata e alla protezione della popolazione ucraina. È una differenza enorme sul piano del diritto e della pressione economica. Non vieta assolutamente all’Ucraina di difendersi come crede meglio, ma indica all’Europa una via diversa dal continuo rilancio militare che ci sta portando verso una possibile guerra nucleare. Nell’appello non dimentichiamo niente e non capisco cosa c'entri il passaggio “la violenza contro il popolo ucraino viene esercitata dall’esercito russo contro chiunque protesta per l’invasione e chiunque si oppone alle violenze e brutalità alla popolazione civile. In altre parole, non basta rinunciare alla difesa armata, bisogna dimostrare di considerare gli aggressori dei salvatori, e accoglierli come tali; coloro che non sono felici dell’invasione sono bollati per «nazisti» e come tali considerati meritori di violenza.” Cosa c'entra con la proposta che vorremmo che facesse l’Europa? Se tale proposta venisse presa in considerazione e applicata, inevitabilmente tale logica assurda della Russia sarebbe sconfitta nei fatti. Il nostro appello non è l’appello di Pax Christi, ma una semplice proposta dei firmatari. Che l’Ucraina non avrà voce in capitolo è una tua invenzione. L’appello dice esattamente l’opposto. Al punto 1 si chiede un’offerta di pace "condivisa con l’Ucraina" e le conclusioni mettono al primo posto "la sovranità e la sicurezza dell’Ucraina". Nessuno sostiene che si debba decidere sopra la testa del popolo aggredito. L’appello non giudica le scelte sofferte di chi si difende. Tra i nostri firmatari ci sono persone come Yurii Sheliazhenko (Movimento Pacifista Ucraino) e Olga Karatch (attivista bielorussa), che non parlano da una poltrona ma pagano sulla propria pelle la scelta della nonviolenza. L’invito del Nunzio Kulbokas a portare milioni di corpi disarmati in Ucraina è profetico, ma per diventare realtà richiede istituzioni, formazione, risorse e volontà politica. La nostra richiesta di approvare la Legge di iniziativa popolare per il Dipartimento della Difesa Civile Nonviolenta serve esattamente a questo: dare gambe, fondi e riconoscimento pubblico a quella "terza via" che oggi è affidata solo al coraggio dei volontari. Quando parliamo della lotta nonviolenta di Gandhi, tutti a dire che con Putin non può funzionare e che Gandhi vinse perché combatteva contro una potenza democratica con una opinione pubblica libera (cosa che la Russia non è). Beh, in quella lotta gli inglesi non si peritarono a sparare sulla folla inerme e nel massacro di Amritsar uccisero 1516 persone e ne ferirono 1200. Tutto questo per dire che la nostra proposta, lungi dal boicottare proposte di interposizione civile, individua un percorso per evitare semplificazioni pericolose. Il nostro testo non nasce come una verità calata dall’alto, si chiude con un appello esplicito al confronto: «Chiediamo alle forze politiche di assumere questa proposta, discuterla e contribuire a trasformarla in una iniziativa europea per la Pace». È una traccia di lavoro dinamica, aperta al contributo di tutte le energie della società civile e del movimento per la pace. Questo appello non è in contrapposizione con le azioni di nessuno, tanto meno del MEAN, ma il tentativo di costringere la politica a creare gli strumenti istituzionali e finanziari perché la pace nonviolenta diventi una strategia di Stato ed europea. Pace, Forza, Gioia 

Le rispondo. 

15 Settembre, Pietro: Vedo che in questo articolo non tieni minimamente conto delle risposte che ti avevo dato e ripeti anche inesattezze. Questo è l'ascolto attivo? Rimetto qui evidenziando un passaggio. Tu, giustamente, evidenzi le caratteristiche di un despota, poi proponi di andare in massa disarmati, così, senza un minimo di preparazione, di verifica delle possibilità di una strage (cosa ci vuole ad un despota a scusarsi il giorno dopo dando la colpa ad un drone impazzito?) Anche su questo ti avevo risposto. E incollo nuovamente la risposta precedente. 

A questo punto Marianella eleva la discussione a “dialogo difficile”

 Marianella Sclavi: Pietro intanto grazie della replica articolata. Su Fb non è facile sviluppare un confronto su tutti questi punti. È chiaro che leggiamo le stesse asserzioni in modo diverso. Provo a replicare, almeno su alcuni punti. Esercizio "dialoghi difficili". 1 Pietro: «tu giustamente evidenzi le caratteristiche di un despota, poi proponi di andare in massa disarmati, così, senza un minimo di preparazione, di verifica delle possibilità di una strage” Marianella: Nessuno propone di andare allo sbaraglio. È ovvio che una tale iniziativa va preparata accuratamente da una molteplicità di punti di vista. Va organizzata in modo ufficiale, coinvolgendo forze e organizzazioni nazionali e internazionali e collegandosi con la tradizione di «catene umane” già organizzate sia in Ucraina che nei Paesi Baltici in vista dei referendum per l’indipendenza nel 1991. (Catene dai 400 ai 700 chilometri, formate da gente di tutte le età e ceti sociali) L’idea è che il coraggio di un intero popolo contro la guerra (a questo punto non sarebbe più solo contro questa guerra, ma proprio contro tutte le guerre…) susciti un tale soprassalto morale a livello internazionale, da obbligare tutti i popoli e i potenti della terra a prendere posizione. Il che renderebbe un attacco contro una tale massa indifesa molto difficile. Nessuno pensa che sia facile, ma accidenti se provare vale la pena!!!!!! 2 Pietro : «Nel documento [di Pax Christi] si legge testualmente: “Ritengo moralmente ammissibile, nell’aiuto a una popolazione aggredita, ciò che sia rigorosamente finalizzato a proteggere le vite: sistemi di allerta e intercettazione, rifugi, protezione delle infrastrutture civili, sminamento, soccorso sanitario e umanitario.” Marianella: Quel che si «ritiene ammissibile» è fornire alla popolazione aggredita una serie di «ombrelli protettivi», di intercettazione dei missili e droni, ma la Russia rimane libera di inviarne quanti ne vuole. E ’stato detto che è come chiedere a un pugile di lottare con una mano legata dietro la schiena. Non dimenticherò quel dirigente sanitario che sulle rovine dell’ospedale oncologico per bambini di Kyiv ci ha detto: dovete dire ai vostri governi che abbiamo il diritto di impedire il lancio dei missili, se vogliamo davvero impedire questo. E «questo» era la distruzione di una intera ala dell’ospedale e la foto di una sua giovane collega morta proteggendo col suo corpo un bambino. Anche il buon samaritano, alla terza volta, come predicava padre Balducci a Firenze, si è chiesto come faccio a fermare la mano degli aggressori 3. Pietro : «Oggi l'UE utilizza solo i profitti generati dagli asset russi per acquistare armamenti. La nostra proposta chiede di usare l'intero capitale dei 210 miliardi di euro come leva patrimoniale: se la Russia accetta il cessate il fuoco e il ritiro li recupera a tranche; se rifiuta, perde l'intero capitale, che viene vincolato alla ricostruzione, alla difesa non armata e alla protezione della popolazione ucraina.» «Non vieta assolutamente all’Ucraina di difendersi come crede meglio, ma indica all’Europa una via diversa dal continuo rilancio militare che ci sta portando verso una possibile guerra nucleare.» Marianella : La discussione sull’uso dell’intero capitale è in corso nella UE dall’inizio della aggressione e rimane al palo perché l'utilizzo dell'intero capitale presenta forti resistenze in particolare da parte del Belgio e della società finanziaria Euroclear. Ovvero: a. Rischi legali e di ritorsione: Se la leva viene escussa, si configurerebbe una confisca di fatto, esponendo le istituzioni europee a cause miliardarie nei tribunali internazionali. b. Fiducia nell'Euro: Banche centrali di paesi terzi (come Cina o Stati del Golfo) potrebbero temere per i propri asset depositati in Europa, indebolendo l'euro come valuta di riserva globale. c. Condivisione del rischio: Euroclear e i paesi ospitanti chiedono che l'eventuale rischio di perdita sul capitale sia coperto solidalmente da tutti i bilanci degli Stati membri dell'UE, e non solo dal depositario. OVVERO: è una proposta che per essere attuata ha bisogno del consenso proprio di quei poteri forti che non hanno dimostrato alcuna volontà e interesse a bloccare la guerra. Sono prevedibili trattative senza fine durante le quali noi parliamo con i potenti mentre la Russia continua a colpire la società civile ucraina. E agli ucraini cosa diciamo nel frattempo? Diciamo: «difendetevi pure come credete meglio» ma disarmati. Allora: utopia per utopia, la grande catena umana che fa appello ai popoli e non ai potenti è molto più credibile. I potenti se ne sbattono delle firme, ma non potrebbero ignorare la lezione che viene da una catena chilometrica di loro con-cittadini, di uomini e donne comuni, che dimostrano di avere il coraggio, la solidarietà e il senso civico che a loro manca. Finisco qui e so che continueremo. 

Pietro: Cara Marianella, ti ringrazio davvero per questa risposta nel merito e per aver accettato di trasformare una divergenza in un "dialogo difficile", che è l'unico modo per far avanzare la cultura della nonviolenza. Provo a rispondere almeno ad alcuni punti sollevati, su tanto altro magari torno con calma: 1. Sulla grande catena umana: La suggestione delle catene umane baltiche del 1991 è affascinante, ma la Storia richiede rigore analitico: nel '91 l'URSS era un gigante politico al collasso sistemico e a Mosca c'era un potere politico paralizzato che non aveva la forza di ordinare il massacro (a me è stata fatta la stessa osservazione a proposito dell’impero britannico sconfitto da Gandhi). Putin oggi non è il PCUS del 1991. Mandare centinaia di migliaia di cittadini disarmati su un fronte di guerra droni/artiglieria senza una copertura istituzionale, senza statuto giuridico di protezione e senza una forza di interposizione riconosciuta dagli Stati significa sottovalutare la spietatezza del regime di Mosca (che bada caso a noi continuate a ricordarlo ogni giorno come se lo sottovalutassimo). La nonviolenza non è mai stata avventurismo e dopo la strage di Amritsar Gandhi stesso entrò in profonda crisi, mettendo in seria discussione quello che stava facendo. Io non escludo che si possa arrivare a farla, ogni lotta nonviolenta ha i suoi rischi (nettamente inferiori alla lotta armata). Credo che nell’ipotesi utopista, ma non troppo, che la nostra proposta venga presa in considerazione da un’Europa oggi allo sbando, le due azioni: “Proposta di pace articolata, con L'Europa che offre al Cremlino un cessate il fuoco immediato, una zona cuscinetto nel Donbass gestita da caschi blu ONU (non europei) e da Corpi Civili Non Armati europei (questo toglierebbe a Putin il carburante della propaganda interna: la minaccia dell'espansione NATO ai confini russi. La NATO non avrebbe alcun ruolo né ora né in futuro), con la disponibilità a revocare gradualmente le sanzioni in caso di pace duratura e con i 210 miliardi come leva patrimoniale di garanzia/cauzione condizionata, da un lato, ed una enorme manifestazione europea per la Pace in Ucraina, dall’altro lato, potrebbero davvero aprire scenari oggi inimmaginabili. 2. Sull'analogia del pugile e l'ospedale di Kyiv: Il dolore per l'orrore delle bombe sugli ospedali e tanto altro è ciò che muove tutti noi. Ma l'analogia del pugile è fallace se applicata alla guerra nucleare: l'Europa non è l'arbitro di un incontro di pugilato, è un attore geopolitico che rischia di trasformare un conflitto regionale in un'escalation continentale senza via d'uscita. La lettera di Mons. Ricchiuti esprime una tensione etica profonda: la difesa legittima non può trasformarsi in un ciclo illimitato di riarmo che cancella ogni spazio alla possibilità di Pace. Se la risposta all'orrore è solo "più armi per colpire dentro la Russia", dobbiamo avere il coraggio di dire chiaramente ai cittadini europei che stiamo accettando il rischio del conflitto atomico diretto. È questa rimozione di cui non mi capacito. Qui nessuno mette in dubbio il valore della legittima difesa degli ucraini. Oggi va per la maggiore citare la testimonianza del libro “La gente normale non va in giro armata”, dove l’autore, pacifista, spiega come è arrivato ad arruolarsi con la resistenza armata, per giustificare la logica nefasta di riarmo in cui si va cacciando l’Europa. Trovo questo atteggiamento molto miope. Il ruolo dell’Europa non è e non può essere quello del singolo individuo. La scelta di Artem Chapeye è indiscutibile e inattaccabile, è compito dell’Europa far sì che giovani e meno giovani non debbano più trovarsi in quel dilemma. 3. Sui 210 miliardi e la certezza del diritto: Qui sta il cuore del problema. Le obiezioni che citi su Euroclear, il Belgio e la fiducia nell'Euro riguardano la confisca unilaterale e pura del capitale per comprare armi (proposta che infatti crea enormi crepe giuridiche nel diritto internazionale), cosa per altro su cui l’Europa sta pericolosamente discutendo. La nostra "Terza Via" propone una cosa del tutto diversa: usare i 210 miliardi come leva patrimoniale di garanzia/cauzione condizionata all'interno di un'iniziativa di pace multilaterale. È una leva finanziaria capace di fare male all'oligarchia russa dove fa davvero male: sul patrimonio. In altre parole sarebbe la Russia, rifiutando la proposta di Pace, a costringere alla confisca. Confisca che avrebbe sicuramente da superare difficoltà legali e rischi di ritorsione, ma sono minimamente paragonabili ad un conflitto atomico? L’Europa con tale proposta avvierebbe una “de escalation”, come va di moda dire, che potrebbe ampiamente aumentarne la credibilità anche dei mercati: la finanza non viene prima di tutto ma deve obbedire ad elementari logiche di convivenza umana che determinano quella stabilità che la legge della giungla attualmente in atto ha fatto saltare. Pace e buon lavoro

Marianella Sclavi: Caro Pietro solo due punti tutti da approfondire (mi sa che dobbiamo incontrarci con tempo e calma e non solo noi due.. ho già inviti di persone interessate per farlo...): il primo di accordo totale: "senza una copertura istituzionale, senza statuto giuridico di protezione e senza una forza di interposizione riconosciuta dagli Stati significa sottovalutare la spietatezza del regime di Mosca" Stiamo affrontando tutti questi aspetti e non lo sbandieriamo perché è un lavoro in progress e delicato. La proposta dei Corpi Civili di Pace che condividiamo con voi e che abbiamo portato al parlamento, al CESE ecc... trova un appoggio deciso da parte della leadership ucraina con la quale collaboriamo , una parte della quale sta già adesso operando come CCP (vedi i la testimonianza di padre Ivan sulla coraggiosa opera di dialogo e negoziato fra i due fronti nel Donbass a iniziare con la restituzione dei cadaveri dei caduti ecc ). In Ucraina c'è un vasto dispiego di operato nonviolento solidale e complementare con i giovani in armi al fronte. Senza quella che a Odesa abbiamo descritto come le varie facce della resilienza della società civile, il fronte non avrebbe retto per quasi cinque anni. E questo è un tema da approfondire. Un altro, altrettanto delicato è la minaccia di ricorrere alla bomba atomica. Qui dobbiamo ricostruire tutte le volte in cui Putin ha tracciato dei limiti superando i quali avrebbe messo in atto la sua minaccia. Sono ormai decine. Possiamo ricostruire le dinamiche dell'escalation su queste basi. Putin e Trump, per nostra disgrazia, sono due gradassi patologici. Putin ha appena minacciato di eliminare la Polonia dalla faccia della terra; come prima Trump con l'Iran. Un gradasso ci diceva Gregory Bateson, diventa un vigliacco quando si trova di fronte chi non ha paura. Ok qui abbiamo dei casi patologici... ma la loro paura principale è di morire, E va loro spiegato he se usano l'atomica, muoiono. Alla prossima ! buon fine settimana. 

Pietro: Marianella Sclavi Ok per vedersi. Da novembre avrò ritmi di lavoro più umani. Ottimo anche l'accordo totale sul primo punto. È sull'ultimo che si nasconde il nodo. Come si fa a basare una strategia di difesa armata confidando sul fatto che spieghiamo a Putin che se usano l'atomica muoiono? A me è questo che mi manda proprio fuori di testa. Come si fa a confidare sul fatto che per ora Putin non ha dato seguito, vivaddio, alle sue minacce per escludere che lo faccia? Trump con l'Iran ha combinato un bel casino, vogliamo che lo faccia anche Putin con la Polonia? I gradassi diventano vigliacchi di fronte a chi non ha paura. L'Europa non abbia paura, faccia la suo proposta di pace e se non viene accettata dia seguito al sequestro immediato e definitivo degli asset per la difesa non armata dell'Ucraina. Voi siete certi che non verrà accettata? Su quali basi? Buon fine settimana anche a te. 

17 Settembre: Marianella: Il "dialogo difficile" con Pietro Del Zanna qui sotto ripreso, per me è stato illuminante: Ognuna delle due proposte che ci vedono schierati è risultata utopica. Ma mi è venuto il dubbio che se le portiamo avanti TUTTE E DUE contemporaneamente, possono, insieme, diventare una sola "utopia concreta", di quelle che piacevano ad Alex Langer.

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