DIALOGO DIFFICILE con Marianella Sclavi
Premesso che nell'ambito delle metodologie nonviolente e della gestione dei
conflitti (ispirate agli studi di Gregory Bateson, Marshall Rosenberg, Johan
Galtung e affinate in Italia da Marianella Sclavi stessa), il dialogo difficile
si può definire come un processo di comunicazione strutturato tra parti che
muovono da cornici di senso, valori, premesse o narrazioni apparentemente
incompatibili, volto a trasformare lo scontro polare ("ho ragione io / hai torto
tu") in uno spazio di esplorazione comune delle rispettive ragioni, senza
annullare la divergenza e che quindi non è una semplice "conversazione
amichevole", ma un vero e proprio esercizio metodologico", ringrazio Marianella
per aver “elevato” a tale esercizio la nostra discussione. Provo a riportarla
qui integralmente fin dalle origini.
Maggio 2026 Marianella Sclavi risponde alla
proposta pubblicata su questo blog: La proposta di utilizzare la minaccia del
sequestro definitivo immediato dei 210 miliardi di euro russi da investire
integralmente nella costruzione di una Strategia di Difesa Popolare Nonviolenta
(DPN) in Ucraina e in Europa, è credibile unicamente se chi la sottoscrive è
disposto a far parte in un modo o nell'altro di quei corpi civili di pace ,
Perché predicare a qualcun altro di esporsi disarmato ad un aggressore che
chiama "nazisti" tutti coloro che non sono d'accordo e ritiene giustificato far
fuori e violentare chi non si sottomette al proprio regime , non è una
strategia. E' una politica dello struzzo. Questa proposta mi sembra attuabile
unicamente in contemporanea ad una sconfitta degli aggressori grazie ad una
difesa armata. L'unica che non il popolo russo, ma gli oligarchi al potere,
capiscono. Mentre Trump sarà sconfitto alle elezioni midterm, in Russia non ci
sono. La difesa armata deve andare di pari passo con una apertura che riconosce
gli errori compiuti anche dall'occidente nei riguardi della Russia specialmente
nel momento del crollo dell'URSS . Ma adesso quei fondi vanno utilizzati anche
per la ricostruzione di tutti gli edifici pubblici e privati che Putin continua
a bombardare. Per Crimea e Donbass a me pare fondamentale la proposta di una
commissione per la Verità e Riconciliazione accanto all'operato dei CCPE.
La mia
risposta, Pietro: Finalmente ho ricevuto una risposta articolata e ragionata!
Grazie. La proposta è un po' diversa e più articolata dell'utilizzo del
sequestro definitivo dei 210 miliardi russi da investire integralmente in una
strategia DPN. Questa è l'ultima opzione che avverrebbe alla fine di altre
azioni fondamentali e in qualche modo rivoluzionarie. La prima: è una proposta
unitaria EUROPEA di costituzione di un tavolo di pace completamente sganciata
dalla NATO e dagli Stati Uniti (che in questo quadro internazionale diventa un
elemento di chiarezza da non sottovalutare). La seconda: è la richiesta di un
coinvolgimento di forze armate ONU non europee. Queste due condizioni
toglierebbero ogni pretesto a Putin per non sedersi al tavolo. La minaccia del
sequestro immediato degli asset russi (non per uso militare) è di per sé
un'azione nonviolenta, che non incrementa la spirale suicida del riarmo. Se, e
solo se, Putin e la Russia non accettassero queste condizioni (ma perché non le
dovrebbero accettare se le conseguenze immediate sarebbero: la fine di una guerra
in cui si sono impantanati; la fine della "minaccia NATO", ufficialmente causa
della guerra; la graduale fine delle sanzioni?) si procederebbe al sequestro
immediato e alla costruzione di una strategia DPN europea (non capisco il tuo
passaggio che "la proposta è credibile unicamente se chi la sottoscrive è
disposto a far parte in un modo o nell'altro di quei corpi civili di pace",
qualcuno chiede il permesso ai giovani che vengono inviati in trincea?). Sarebbe
un cambio di strategia radicale, sicuramente con alcune incognite ed elementi da
studiare e da approfondire, ma che non ha l'esito nefasto, già oggi tangibile,
del precipitare nella logica del riarmo e della guerra permanente. Sarebbe un
modo concreto di dare senso alle parole del Papa. Sarebbe un modo di proporre la
pace senza l'ipocrisia di invocare la resa dell'Ucraina. Un abbraccio.
Marianella: Quando nel 2022 siamo andati a Leopoli come avanguardia del futuro
Movimento Europeo di Azione nonviolenta c'erano ancora le tracce per le strade
dei 60 km di carri armati (e specialmente nelle case divelte lungo la strada )
che avrebbero dovuto in tre giorni " (stile Trump !!, diremmo oggi ) conquistare
Kyiv e fatto scappare il "nazista"/clown Zelensky. Uno dei nostri primi
interlocutori era il convento greco-ortodosso della città. Il più grande del
Paese. Siamo andati per ascoltare, per raccogliere e capire le loro esperienze,
ma ovviamente alcune domande hanno riguardato le esperienze di resistenza
nonviolenta alla aggressione/invasione. Risposte (del gruppo di sacerdoti e
medici) "le esperienze ci sono state e numerose, ma bloccate da una reazione che
considera chiunque non sia felice dell'arrivo dei "salvatori", nazista o filo nazista e o ucciso o imprigionato" Quindi ci hanno detto: "noi
siamo certamente per la nonviolenza e siamo con voi se venite in alcune migliaia
a darci una mano". Conclusione: la nonviolenza non è qualcosa che si predica ad
altri, ma qualcosa che si pratica personalmente, mettendo in gioco il proprio
corpo. Il nostro obiettivo principale come MEAN ancora oggi è di portare
migliaia di cittadini europei a fare una catena umana di km contro l'aggressione
per la tregua e inizio negoziati. Sulla iniziativa europea per lanciare i
negoziati. Una delle conseguenze di questa guerra deve essere una svolta
radicale della unità europea (federalismo pragmatico come dice Draghi) e una
presenza europea anche a livello di deterrenza, cioè di capacità di far capire
che nessuno può imporre il suo volere con la violenza. Per essere credibili come
europei dobbiamo metter in moto i cambiamenti su entrambi questi piani,
altrimenti Putin con Trump al seguito, non ci prendono sul serio. Questo è
quello che assieme ai nostri interlocutori ucraini che ormai sono numerosi e
importanti, stiamo chiedendo all'UE. Ad Odesa accanto ad iniziative con i
giovani scout e i clown, gli artisti ed esponenti di tutte le religioni, ci
tengo molto ad un incontro sulla "democrazia qualitativa" perché la lotta armata
al fronte (tutti quelli che ho incontrato erano volontari) e alla eccellenza
nella fabbricazione dei droni , gli ucraini nel corso della guerra hanno
sviluppato una Agenzia anti-corruzione fra le più indipendenti dal potere
politico in Europa e una rete per la democrazia locale e una mobilitazione
solidale a livello locale, che vanno valorizzate e dalle quali dovremmo
imparare. Ti invito a venire con noi ad Odesa a fine agosto non fosse altro per
vedere la creatività e impegno per la democrazia della gioventù locale.
Pietro:
Verrei tanto volentieri, ma la mia scelta di vita nonviolenta mi ha legato
all'azienda agricola di famiglia e al piccolo agriturismo che non mi permette
proprio di partire ad agosto. Conosco bene quello che racconti. Vi seguo
dall'inizio. Ma la mia proposta non è: difendetevi senza armi perché io sono
pacifista. Riguarda l'atteggiamento dell'Europa, per l'appunto, perché condivido
anche che la conseguenza, non solo di questa guerra, ma di queste crisi
multiple, debba essere "una svolta radicale di unità europea". Ma non credo
minimamente che l'orizzonte sia quello disegnato da Draghi e della costruzione
di una fortezza europea armata a guardia del capitalismo finanziario, concausa,
se non causa principale delle molteplici crisi che stiamo attraversando
(climatica, sociale, pandemiche, guerre...). Occorre una conversione ecologica
fondata sulla nonviolenza. Alexander Langer, Mao Valpiana e altri, l'indomani
della caduta del muro di Berlino, si domandavano: "Il comunismo è morto, il
capitalismo uccide. Quale modello di sviluppo?". Siamo drammaticamente
inchiodati a questa domanda da 36 anni. Oggi, oltre all'urgenza di trovare una
risposta, abbiamo una possibilità. Viviamo in un sistema estremamente
interconnesso. Le strategie di non collaborazione, boicottaggio e di resistenza
nonviolenta organizzate hanno un potenziale inesplorato immenso. L'intreccio dei
capitali è anch'esso zona da esplorare per una strategia di lotta nonviolenta.
Perché non lo si voglia fare, e soprattutto perché il pacifismo e l'area
nonviolenta non lo prendano nemmeno in considerazione per me rimane un mistero.
Marianella Sclavi: Piacevole e utile questo scambio onesto e non banale.
Rimaniamo in contatto. La recensione di Claudio Agnoli al mio ultimo libro che
ho postato su Fb mi sembra importante quando sottolinea che: 1. La deriva
individualista si controlla con l’emersione di una intelligenza collettiva. 2.
L’urgenza fondamentale è non rimanere vittime dell’urgenza. 3. l’azione pubblica
per promuovere davvero il bene pubblico deve poter essere più imprenditoriale di
quella privata. 4. lo Stato moderno gerarchico, accentrato, autoritativo,
lineare ecc. va radicalmente smontato le nuove strutture devono nascere da una
costruzione in larga parte parallela. Cosa c'entra Draghi con tutto questo?
Senza una governance uniforme europea, sia in politica interna (mercato unico,
ricerca, welfare uniforme ecc.) che estera (ruolo di UE come faro dello stato di
diritto e garante della gestione creativa dei conflitti), quei 4 punti non hanno
modo di realizzarsi. Draghi al momento è l'unico che non solo afferma questo, ma
ha anche l'autorevolezza di metterlo in opera. Ovvero: può offrire le condizioni
per dissentire in modo pro-attivo. Cosa oggi esclusa dalla miopia e paralisi
burocratica generale.
Pietro: Mi auguro di cuore che "l'intelligenza collettiva"
sappia far emergere, da questo caos totale, qualcosa di meglio di Draghi.
Proprio per quel passaggio centrale: "se il comunismo è morto, il capitalismo
uccide". Comprendo che sul piano di una visione europeista non abbiamo molte
figure credibili a disposizione. Ma sulla questione del riarmo crolla tutto. Le
parole nette del Papa devono trovare una declinazione politica. Anche per questo
insisto con la proposta che stiamo commentando. Si aprirebbe un ruolo politico
dell'Europa sganciato sia dalle lobby del riarmo sia dal Totem del capitalismo
finanziario (vero ostacolo al sequestro degli asset russi). Anche per questo ho
difficoltà a capire il completo disinteresse verso questa proposta da parte
della sinistra.
Marianella Sclavi: Non sostengo che Draghi è la soluzione (…)
Draghi prima di tutto ha una visione che sarà tecnocratica ma almeno è
sistemica, e quindi a mio giudizio la sua politica oppone meno resistenze a
proposte ed esperienze di emersione della intelligenza collettiva che è
intrinsecamente sistemica. Con gli attuali leader non si può proprio parlare
perché vivono nel 19mo secolo e sono incapaci di passare dalle intenzioni ("il
piano Mattei", per dire) a misurarsi sui risultati. Draghi sa che bisogna
moltiplicare le opzioni "Whatever it takes", l'intelligenza collettiva si basa
su trasformare le differenze in risorse, il che implica moltiplicazione delle
opzioni.
Poi chiedo più volte a Marianella di sottoscrivere il
documento-proposta uscito ad inizio settembre:
https://www.movimentononviolento.it/wp-content/uploads/2026/09/Proposta-pace-Ucraina-asset-russi-Documento-e-firmatari.pdf Non ricevo risposte. Una volta che l’appello è uscito scrive sulla sua pagina
Facebook.
5 Settembre Marianella Sclavi: Non FIRMO. Premessa: Monsignor Giovanni
Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia, ha scritto una lettera aperta alla
segretaria del Partito Democratico, con la richiesta di un impegno concreto
della politica contro il riarmo e a favore della diplomazia. Su tale lettera i
«pacifisti» di casa nostra sono saltati, trasformandola in un appello da
sottoscrivere. Anche a me è stato chiesto di firmare. Qui spiego perché NON
FIRMO. Punto primo: l’appello è prima di tutto rivolto al popolo ucraino perché
rinunci a difendersi con le armi e alla Ue perché acceleri un processo di blocco
degli asset russi da utilizzare come arma di pressione per indurre la Russia al
cessate il fuoco, cosa già in atto e finora inefficace. C’è un particolare che
questo appello dimentica di considerare: la violenza contro il popolo ucraino
viene esercitata dall’esercito russo contro chiunque protesta per l’invasione e
chiunque si oppone alle violenze e brutalità alla popolazione civile. In altre
parole, non basta rinunciare alla difesa armata, bisogna dimostrare di
considerare gli aggressori dei salvatori, e accoglierli come tali; coloro che
non sono felici dell’ invasione sono bollati per «nazisti» e come tali
considerati meritori di violenza. Come MEAN nelle nostre venti missioni sul
territorio ucraino dal febbraio 2022, abbiamo raccolto decine di testimonianze
che dimostrano che localmente la decisione di ricorrere alla difesa armata è
apparsa come un fatto di coscienza, come alternativa a trovarsi complici
impotenti di queste violenze. La nonviolenza non è guardare da un’altra parte
quando il tuo prossimo viene aggredito, torturato e violentato. I nostri
interlocutori locali fin dal principio ci hanno detto: una difesa nonviolenta
potrebbe funzionare unicamente se migliaia di cittadini europei venissero di
persona ad organizzare una enorme catena umana, come una grande muraglia cinese,
in questo caso europea, contro i barbari. Il Nunzio Apostolico ucraino Mons
Visvaldas Kulbokas, col quale abbiamo stretto una profonda amicizia, anche
recentemente a Odessa, ha ribadito questo invito: venite in 50 milioni disarmati
e la guerra si ferma. Non firmo l’appello di Pax Christi prima di tutto perché
non è nonviolenza quella che chiede agli altri di esercitarla rimanendo noi in
poltrona a fare i grilli parlanti consiglieri dei governi e partiti. Non è
nonviolenza il chiedere a una popolazione di chiudere gli occhi sulle violenze
in atto attorno a sé, raccomandando di lasciar fare, chiudersi in casa o
scappare. Nel merito del ragionamento ci sarebbero troppe cose da dire e da
smentire. Piccolo elenco: l’utilizzo del congelamento degli asset russi come
pressione per il cessate il fuoco, non è una novità, è già in atto e finora
inefficace. Anche la minaccia di utilizzarli per la ricostruzione post bellica è
già ufficiale. Manca anche nell’appello una data : entro quando? Se entro la
fine dell’anno... allora, una cosa del genere. Sono invece presenti nell’appello
due clausole: che tali asset non potranno mai essere utilizzati neppure
parzialmente per la difesa armata ucraina e che l’Ucraina non avrà voce in
capitolo sul loro utilizzo. Quest’ultimo punto è il vero scopo dell’appello,
tutto il resto è propaganda «pacifista», che non ha niente a che vedere con
l’azione sul campo, col senso di comunanza e responsabilità dei «costruttori di
pace». Mon Kulbokas anche a Odesa ha lanciato un appello alternativo: venite in
cinquanta milioni e la guerra finirà. Ha ragione. Nel mondo attuale bisogna
riprendere lo slogan di Saul Alinski : «loro hanno il potere, noi abbiamo il
numero». Il numero diventa potere se la leadership diffusa, anti-oligarchica e
anti-corruzione, riesce a trasmettere la fiducia nella possibilità di
contribuire, ognuno di noi, alla costruzione di un mondo migliore. Ci vuole
coraggio e presenza. La risposta di Elly Schein non entra nel merito di nessuno
di questi nodi. La cosa purtroppo non mi sorprende, ma è ugualmente triste e
deludente. Allego l’appello originale e spero che riusciremo a proporne uno
complementare: che tutti i firmatari di tutti gli appelli per il cessate il
fuoco, vengano con noi di MEAN in Ucraina all’inizio dell’inverno a fare con i
nostri corpi «muro contro l’utilizzo delle guerre per risolvere le dispute fra
stati»
Pietro: Cara Marianella, ti ringrazio per la schiettezza e soprattutto
per il lavoro straordinario e rischioso che con il MEAN portate avanti sul campo
in Ucraina. La presenza fisica dei corpi disarmati sui luoghi del conflitto è
una delle forme più alte di nonviolenza e interposizione, che rispetto
profondamente. Proprio per questo rispetto, mi preme chiarire alcuni punti della
nostra proposta che nella tua lettura risultano travisati. Mi colpisce il tono
sbrigativo con cui liquidi la lettera di Mons. Ricchiuti, Presidente di Pax
Christi, ad Elly Schlein (leggibile qui ). Ridurla a una
semplice "richiesta di un impegno concreto della politica contro il riarmo e a
favore della diplomazia" ne banalizza il contenuto. Nel documento si legge
testualmente: “Ritengo moralmente ammissibile, nell’aiuto a una popolazione
aggredita, ciò che sia rigorosamente finalizzato a proteggere le vite: sistemi
di allerta e intercettazione, rifugi, protezione delle infrastrutture civili,
sminamento, soccorso sanitario e umanitario.” È poco aderente alla realtà anche
il passaggio successivo: “Su tale lettera i «pacifisti» di casa nostra sono
saltati, trasformandola in un appello da sottoscrivere.” Sai bene che la
gestazione della proposta che stiamo commentando è stata lunga e articolata;
l'appello si inserisce come proposta operativa nell'importante dibattito tra Pax
Christi e il PD. Entrando nel merito delle tue contestazioni: L’appello non è rivolto al popolo ucraino perché "rinunci a difendersi", ma alle
forze politiche italiane ed europee per elaborare una proposta EUROPEA che porti
alla pace. Nell’appello non è scritto da nessuna parte che il popolo
ucraino debba rinunciare a difendersi, ti sarei grato se mi spiegassi dove hai
dedotto una cosa del genere. È davvero sgradevole sentirsi accusati di cose né
scritte, né pensate. L’appello non è un invito ad
accelerare il processo di blocco degli asset russi (già bloccati) e ciò che
proponiamo non è "già in atto e finora inefficace", perché la proposta così
formulata non è mai stata fatta. L'appello è una proposta di pace elaborata in
vari punti e, solo se rifiutata, propone il sequestro definitivo degli asset per
costruire una strategia di difesa civile non armata ucraina ed europea. Non è la
ripetizione di ciò che la UE sta già facendo: Oggi l'UE utilizza solo i profitti
generati dagli asset russi per acquistare armamenti. La nostra proposta chiede
di usare l'intero capitale dei 210 miliardi di euro come leva patrimoniale: se
la Russia accetta il cessate il fuoco e il ritiro li recupera a tranche; se
rifiuta, perde l'intero capitale, che viene vincolato alla ricostruzione, alla
difesa non armata e alla protezione della popolazione ucraina. È una differenza
enorme sul piano del diritto e della pressione economica. Non vieta
assolutamente all’Ucraina di difendersi come crede meglio, ma indica all’Europa
una via diversa dal continuo rilancio militare che ci sta portando verso una
possibile guerra nucleare. Nell’appello non dimentichiamo niente e non capisco
cosa c'entri il passaggio “la violenza contro il popolo ucraino viene esercitata
dall’esercito russo contro chiunque protesta per l’invasione e chiunque si
oppone alle violenze e brutalità alla popolazione civile. In altre parole, non
basta rinunciare alla difesa armata, bisogna dimostrare di considerare gli
aggressori dei salvatori, e accoglierli come tali; coloro che non sono felici
dell’invasione sono bollati per «nazisti» e come tali considerati meritori di
violenza.” Cosa c'entra con la proposta che vorremmo che facesse l’Europa? Se
tale proposta venisse presa in considerazione e applicata, inevitabilmente tale
logica assurda della Russia sarebbe sconfitta nei fatti. Il nostro appello non è
l’appello di Pax Christi, ma una semplice proposta dei firmatari. Che l’Ucraina
non avrà voce in capitolo è una tua invenzione. L’appello dice esattamente
l’opposto. Al punto 1 si chiede un’offerta di pace "condivisa con l’Ucraina" e
le conclusioni mettono al primo posto "la sovranità e la sicurezza
dell’Ucraina". Nessuno sostiene che si debba decidere sopra la testa del popolo
aggredito. L’appello non giudica le scelte sofferte di chi si difende. Tra i
nostri firmatari ci sono persone come Yurii Sheliazhenko (Movimento Pacifista
Ucraino) e Olga Karatch (attivista bielorussa), che non parlano da una poltrona
ma pagano sulla propria pelle la scelta della nonviolenza. L’invito del Nunzio
Kulbokas a portare milioni di corpi disarmati in Ucraina è profetico, ma per
diventare realtà richiede istituzioni, formazione, risorse e volontà politica.
La nostra richiesta di approvare la Legge di iniziativa popolare per il
Dipartimento della Difesa Civile Nonviolenta serve
esattamente a questo: dare gambe, fondi e riconoscimento pubblico a quella
"terza via" che oggi è affidata solo al coraggio dei volontari. Quando parliamo
della lotta nonviolenta di Gandhi, tutti a dire che con Putin non può funzionare
e che Gandhi vinse perché combatteva contro una potenza democratica con una
opinione pubblica libera (cosa che la Russia non è). Beh, in quella lotta gli
inglesi non si peritarono a sparare sulla folla inerme e nel massacro di
Amritsar uccisero 1516 persone e ne ferirono 1200. Tutto questo per dire che la
nostra proposta, lungi dal boicottare proposte di interposizione civile,
individua un percorso per evitare semplificazioni pericolose. Il nostro testo
non nasce come una verità calata dall’alto, si chiude con un appello esplicito
al confronto: «Chiediamo alle forze politiche di assumere questa proposta,
discuterla e contribuire a trasformarla in una iniziativa europea per la Pace».
È una traccia di lavoro dinamica, aperta al contributo di tutte le energie della
società civile e del movimento per la pace. Questo appello non è in
contrapposizione con le azioni di nessuno, tanto meno del MEAN, ma il tentativo
di costringere la politica a creare gli strumenti istituzionali e finanziari
perché la pace nonviolenta diventi una strategia di Stato ed europea. Pace,
Forza, Gioia
A questo commento non ricevo risposta, dopo pochi giorni vedo
questo articolo di Marianella che non recepisce niente della mia replica:
Marianella:
https://www.vita.it/idee/caro-conte-disarmarsi-non-ferma-un-despota-perche-in-ucraina-lo-stop-allinvio-di-armi-non-porterebbe-al-cessate-il-fuoco/?fbclid=IwY2xjawUnWmBleHRuA2FlbQIxMQBwZG9mBXNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR6Ez7WHqvtb8NFSLUlyd2ZYW5D8Gg2V6dxEaX_SddmfTFnEg95ld0yx9ADGmg_aem_1Q5tI6bBplDNYfdNEExvrA
Le rispondo.
15 Settembre, Pietro: Vedo che in questo articolo non tieni
minimamente conto delle risposte che ti avevo dato e ripeti anche inesattezze.
Questo è l'ascolto attivo? Rimetto qui evidenziando un passaggio. Tu,
giustamente, evidenzi le caratteristiche di un despota, poi proponi di andare in
massa disarmati, così, senza un minimo di preparazione, di verifica delle
possibilità di una strage (cosa ci vuole ad un despota a scusarsi il giorno dopo
dando la colpa ad un drone impazzito?) Anche su questo ti avevo risposto. E
incollo nuovamente la risposta precedente.
A questo punto Marianella eleva la
discussione a “dialogo difficile”
Marianella Sclavi: Pietro intanto grazie della
replica articolata. Su Fb non è facile sviluppare un confronto su tutti questi
punti. È chiaro che leggiamo le stesse asserzioni in modo diverso. Provo a
replicare, almeno su alcuni punti. Esercizio "dialoghi difficili". 1 Pietro: «tu
giustamente evidenzi le caratteristiche di un despota, poi proponi di andare in
massa disarmati, così, senza un minimo di preparazione, di verifica delle
possibilità di una strage” Marianella: Nessuno propone di andare allo sbaraglio.
È ovvio che una tale iniziativa va preparata accuratamente da una molteplicità
di punti di vista. Va organizzata in modo ufficiale, coinvolgendo forze e
organizzazioni nazionali e internazionali e collegandosi con la tradizione di
«catene umane” già organizzate sia in Ucraina che nei Paesi Baltici in vista dei
referendum per l’indipendenza nel 1991. (Catene dai 400 ai 700 chilometri,
formate da gente di tutte le età e ceti sociali) L’idea è che il coraggio di un
intero popolo contro la guerra (a questo punto non sarebbe più solo contro
questa guerra, ma proprio contro tutte le guerre…) susciti un tale soprassalto
morale a livello internazionale, da obbligare tutti i popoli e i potenti della
terra a prendere posizione. Il che renderebbe un attacco contro una tale massa
indifesa molto difficile. Nessuno pensa che sia facile, ma accidenti se provare
vale la pena!!!!!! 2 Pietro : «Nel documento [di Pax Christi] si legge
testualmente: “Ritengo moralmente ammissibile, nell’aiuto a una popolazione
aggredita, ciò che sia rigorosamente finalizzato a proteggere le vite: sistemi
di allerta e intercettazione, rifugi, protezione delle infrastrutture civili,
sminamento, soccorso sanitario e umanitario.” Marianella: Quel che si «ritiene
ammissibile» è fornire alla popolazione aggredita una serie di «ombrelli
protettivi», di intercettazione dei missili e droni, ma la Russia rimane libera
di inviarne quanti ne vuole. E ’stato detto che è come chiedere a un pugile di
lottare con una mano legata dietro la schiena. Non dimenticherò quel dirigente
sanitario che sulle rovine dell’ospedale oncologico per bambini di Kyiv ci ha
detto: dovete dire ai vostri governi che abbiamo il diritto di impedire il
lancio dei missili, se vogliamo davvero impedire questo. E «questo» era la
distruzione di una intera ala dell’ospedale e la foto di una sua giovane
collega morta proteggendo col suo corpo un bambino. Anche il buon samaritano,
alla terza volta, come predicava padre Balducci a Firenze, si è chiesto come
faccio a fermare la mano degli aggressori 3. Pietro : «Oggi l'UE utilizza solo i
profitti generati dagli asset russi per acquistare armamenti. La nostra proposta
chiede di usare l'intero capitale dei 210 miliardi di euro come leva
patrimoniale: se la Russia accetta il cessate il fuoco e il ritiro li recupera a
tranche; se rifiuta, perde l'intero capitale, che viene vincolato alla
ricostruzione, alla difesa non armata e alla protezione della popolazione
ucraina.» «Non vieta assolutamente all’Ucraina di difendersi come crede meglio,
ma indica all’Europa una via diversa dal continuo rilancio militare che ci sta
portando verso una possibile guerra nucleare.» Marianella : La discussione
sull’uso dell’intero capitale è in corso nella UE dall’inizio della aggressione
e rimane al palo perché l'utilizzo dell'intero capitale presenta forti
resistenze in particolare da parte del Belgio e della società finanziaria
Euroclear. Ovvero: a. Rischi legali e di ritorsione: Se la leva viene escussa,
si configurerebbe una confisca di fatto, esponendo le istituzioni europee a
cause miliardarie nei tribunali internazionali. b. Fiducia nell'Euro: Banche
centrali di paesi terzi (come Cina o Stati del Golfo) potrebbero temere per i
propri asset depositati in Europa, indebolendo l'euro come valuta di riserva
globale. c. Condivisione del rischio: Euroclear e i paesi ospitanti chiedono che
l'eventuale rischio di perdita sul capitale sia coperto solidalmente da tutti i
bilanci degli Stati membri dell'UE, e non solo dal depositario. OVVERO: è una
proposta che per essere attuata ha bisogno del consenso proprio di quei poteri
forti che non hanno dimostrato alcuna volontà e interesse a bloccare la guerra.
Sono prevedibili trattative senza fine durante le quali noi parliamo con i
potenti mentre la Russia continua a colpire la società civile ucraina. E agli
ucraini cosa diciamo nel frattempo? Diciamo: «difendetevi pure come credete
meglio» ma disarmati. Allora: utopia per utopia, la grande catena umana che fa
appello ai popoli e non ai potenti è molto più credibile. I potenti se ne
sbattono delle firme, ma non potrebbero ignorare la lezione che viene da una
catena chilometrica di loro con-cittadini, di uomini e donne comuni, che
dimostrano di avere il coraggio, la solidarietà e il senso civico che a loro
manca. Finisco qui e so che continueremo.
Pietro: Cara Marianella, ti ringrazio
davvero per questa risposta nel merito e per aver accettato di trasformare una
divergenza in un "dialogo difficile", che è l'unico modo per far avanzare la
cultura della nonviolenza. Provo a rispondere almeno ad alcuni punti sollevati,
su tanto altro magari torno con calma: 1. Sulla grande catena umana: La
suggestione delle catene umane baltiche del 1991 è affascinante, ma la Storia
richiede rigore analitico: nel '91 l'URSS era un gigante politico al collasso
sistemico e a Mosca c'era un potere politico paralizzato che non aveva la forza
di ordinare il massacro (a me è stata fatta la stessa osservazione a proposito
dell’impero britannico sconfitto da Gandhi). Putin oggi non è il PCUS del 1991.
Mandare centinaia di migliaia di cittadini disarmati su un fronte di guerra
droni/artiglieria senza una copertura istituzionale, senza statuto giuridico di
protezione e senza una forza di interposizione riconosciuta dagli Stati
significa sottovalutare la spietatezza del regime di Mosca (che bada caso a noi
continuate a ricordarlo ogni giorno come se lo sottovalutassimo). La nonviolenza
non è mai stata avventurismo e dopo la strage di Amritsar Gandhi stesso entrò in
profonda crisi, mettendo in seria discussione quello che stava facendo. Io non
escludo che si possa arrivare a farla, ogni lotta nonviolenta ha i suoi rischi
(nettamente inferiori alla lotta armata). Credo che nell’ipotesi utopista, ma
non troppo, che la nostra proposta venga presa in considerazione da un’Europa
oggi allo sbando, le due azioni: “Proposta di pace articolata, con L'Europa che
offre al Cremlino un cessate il fuoco immediato, una zona cuscinetto nel Donbass
gestita da caschi blu ONU (non europei) e da Corpi Civili Non Armati europei
(questo toglierebbe a Putin il carburante della propaganda interna: la minaccia
dell'espansione NATO ai confini russi. La NATO non avrebbe alcun ruolo né ora né
in futuro), con la disponibilità a revocare gradualmente le sanzioni in caso di
pace duratura e con i 210 miliardi come leva patrimoniale di garanzia/cauzione
condizionata, da un lato, ed una enorme manifestazione europea per la Pace in
Ucraina, dall’altro lato, potrebbero davvero aprire scenari oggi inimmaginabili. 2.
Sull'analogia del pugile e l'ospedale di Kyiv: Il dolore per l'orrore delle
bombe sugli ospedali e tanto altro è ciò che muove tutti noi. Ma l'analogia del
pugile è fallace se applicata alla guerra nucleare: l'Europa non è l'arbitro di
un incontro di pugilato, è un attore geopolitico che rischia di trasformare un
conflitto regionale in un'escalation continentale senza via d'uscita. La lettera
di Mons. Ricchiuti esprime una tensione etica profonda: la difesa legittima non
può trasformarsi in un ciclo illimitato di riarmo che cancella ogni spazio alla
possibilità di Pace. Se la risposta all'orrore è solo "più armi per colpire
dentro la Russia", dobbiamo avere il coraggio di dire chiaramente ai cittadini
europei che stiamo accettando il rischio del conflitto atomico diretto. È questa
rimozione di cui non mi capacito. Qui nessuno mette in dubbio il valore della
legittima difesa degli ucraini. Oggi va per la maggiore citare la testimonianza
del libro “La gente normale non va in giro armata”, dove l’autore, pacifista,
spiega come è arrivato ad arruolarsi con la resistenza armata, per giustificare
la logica nefasta di riarmo in cui si va cacciando l’Europa. Trovo questo
atteggiamento molto miope. Il ruolo dell’Europa non è e non può essere quello
del singolo individuo. La scelta di Artem Chapeye è indiscutibile e
inattaccabile, è compito dell’Europa far sì che giovani e meno giovani non
debbano più trovarsi in quel dilemma. 3. Sui 210 miliardi e la certezza del
diritto: Qui sta il cuore del problema. Le obiezioni che citi su Euroclear, il
Belgio e la fiducia nell'Euro riguardano la confisca unilaterale e pura del
capitale per comprare armi (proposta che infatti crea enormi crepe giuridiche
nel diritto internazionale), cosa per altro su cui l’Europa sta pericolosamente
discutendo. La nostra "Terza Via" propone una cosa del tutto diversa: usare i
210 miliardi come leva patrimoniale di garanzia/cauzione condizionata
all'interno di un'iniziativa di pace multilaterale. È una leva finanziaria
capace di fare male all'oligarchia russa dove fa davvero male: sul patrimonio.
In altre parole sarebbe la Russia, rifiutando la proposta di Pace, a costringere
alla confisca. Confisca che avrebbe sicuramente da superare difficoltà legali e
rischi di ritorsione, ma sono minimamente paragonabili ad un conflitto atomico?
L’Europa con tale proposta avvierebbe una “de escalation”, come va di moda dire,
che potrebbe ampiamente aumentarne la credibilità anche dei mercati: la finanza
non viene prima di tutto ma deve obbedire ad elementari logiche di convivenza
umana che determinano quella stabilità che la legge della giungla attualmente in
atto ha fatto saltare. Pace e buon lavoro
Marianella Sclavi: Caro Pietro
solo due punti tutti da approfondire (mi sa che dobbiamo incontrarci con tempo e
calma e non solo noi due.. ho già inviti di persone interessate per farlo...):
il primo di accordo totale: "senza una copertura istituzionale, senza statuto
giuridico di protezione e senza una forza di interposizione riconosciuta dagli
Stati significa sottovalutare la spietatezza del regime di Mosca" Stiamo
affrontando tutti questi aspetti e non lo sbandieriamo perché è un lavoro in
progress e delicato. La proposta dei Corpi Civili di Pace che condividiamo con
voi e che abbiamo portato al parlamento, al CESE ecc... trova un appoggio deciso
da parte della leadership ucraina con la quale collaboriamo , una parte della
quale sta già adesso operando come CCP (vedi i la testimonianza di padre Ivan
sulla coraggiosa opera di dialogo e negoziato fra i due fronti nel Donbass a
iniziare con la restituzione dei cadaveri dei caduti ecc ). In Ucraina c'è un
vasto dispiego di operato nonviolento solidale e complementare con i giovani in
armi al fronte. Senza quella che a Odesa abbiamo descritto come le varie facce
della resilienza della società civile, il fronte non avrebbe retto per quasi
cinque anni. E questo è un tema da approfondire. Un altro, altrettanto delicato
è la minaccia di ricorrere alla bomba atomica. Qui dobbiamo ricostruire tutte le
volte in cui Putin ha tracciato dei limiti superando i quali avrebbe messo in
atto la sua minaccia. Sono ormai decine. Possiamo ricostruire le dinamiche
dell'escalation su queste basi. Putin e Trump, per nostra disgrazia, sono due
gradassi patologici. Putin ha appena minacciato di eliminare la Polonia dalla
faccia della terra; come prima Trump con l'Iran. Un gradasso ci diceva Gregory
Bateson, diventa un vigliacco quando si trova di fronte chi non ha paura. Ok qui
abbiamo dei casi patologici... ma la loro paura principale è di morire, E va
loro spiegato he se usano l'atomica, muoiono. Alla prossima ! buon fine
settimana.
Pietro: Marianella Sclavi Ok per vedersi. Da novembre avrò ritmi di
lavoro più umani. Ottimo anche l'accordo totale sul primo punto. È sull'ultimo
che si nasconde il nodo. Come si fa a basare una strategia di difesa armata
confidando sul fatto che spieghiamo a Putin che se usano l'atomica muoiono? A me
è questo che mi manda proprio fuori di testa. Come si fa a confidare sul fatto che per ora Putin non ha dato seguito, vivaddio, alle sue minacce per escludere
che lo faccia? Trump con l'Iran ha combinato un bel casino, vogliamo che lo
faccia anche Putin con la Polonia? I gradassi diventano vigliacchi di fronte a
chi non ha paura. L'Europa non abbia paura, faccia la suo proposta di pace e se
non viene accettata dia seguito al sequestro immediato e definitivo degli asset
per la difesa non armata dell'Ucraina. Voi siete certi che non verrà accettata?
Su quali basi? Buon fine settimana anche a te.
17 Settembre: Marianella: Il "dialogo
difficile" con Pietro Del Zanna qui sotto ripreso, per me è stato illuminante:
Ognuna delle due proposte che ci vedono schierati è risultata utopica. Ma mi è
venuto il dubbio che se le portiamo avanti TUTTE E DUE contemporaneamente,
possono, insieme, diventare una sola "utopia concreta", di quelle che piacevano
ad Alex Langer.
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